Subito dopo la crisi bancaria del 1894 , che era culminata nella caduta del Credito Mobiliare e della Banca Generale, il governo Crispi si era rivolto al mondo finanziario tedesco per averne l’appoggio nella costituzione di una nuova grande banca che sostituisse quelle precedenti e che valesse a difendere la rendita italiana dalle speculazioni che contro di essa venivano condotte sulla borsa di Parigi. Si venne così alla creazione della Banca Commerciale Italiana, con mezzi e uomini di provenienza tedesca, e con un capitale di 5 milioni, presto salito a 20 e più tardi a 130 milioni. Al suo fianco si vennero poi a schierare Il Credito Italiano, il Banco di Roma e la Società Bancaria Italiana.
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