Nel 1985 la Fondazione Agnelli promosse l’Associazione Tecnocity per il progresso tecnologico dell’area Torino-Ivrea-Novara, che avrebbe dovuto raggruppare grandi imprese pubbliche e private, banche, associazioni di imprenditori. I modelli di riferimento erano chiari: la Bay area di San Francisco e la Route 128 di Boston, ma erano evidenti anche le discrepanze rispetto a quei modelli: soprattutto il fatto che l’Associazione torinese escludesse proprio quei soggetti che in America avevano fatto la fortuna postindustriale della Silicon Valley e del New England: le piccole imprese innovative, le università, gli enti territoriali.
L’errore della Fiat è stato quello di mantenere per anni una politica di isolamento imperialistico; la miopia manageriale ha indotto i tecnici migliori ad uscirne senza tuttavia mantenere con essi rapporti di partnership, capaci di trasformare gli svantaggi di un forzato spin-off in opportunità di un distretto dinamico. La fuga di cervelli ha agevolato la creazione di piccole imprese specializzate in automazione, tuttavia non sono mai state attivate reti vivaci tra queste ultime e le grandi che hanno mantenuto relazioni di dominio solo con i propri stakeholders. Quindi, il rapporto tra grande azienda e piccola impresa restò sostanzialmente improntato al monopsonio

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