Il vicentino Alessandro Rossi rappresentò, sulla scena dell’industria italiana dell’Ottocento, l’esempio di un imprenditore di straordinaria abilità. Sotto la sua guida, il Lanificio andò rapidamente modernizzandosi, infatti, nel 1849, con l’introduzione della prima macchina a vapore, vide la realizzazione di quello che è l’attuale corpo centrale dell’azienda, la “ Fabbrica Alta”, cioè un edificio che misurava 80 metri per 13. Si tratta di un edificio che accoglie 50 macchine per sfioccare le fibre tessili, cioè rendere parallele le fibre che in natura sono avvolte da fiocchi: “ in una sala al primo piano si vedono alternatamene chiudersi ed aprirsi 13 mulljenny in tre file da 3600 fusi. Quando dall’originaria Schio l’azienda si estende alle zone vicine dell’alto vicentino e di Vicenza è già dotata, in sostituzione delle poco funzionali lampade a petrolio, dell’illuminazione, elemento indispensabile della tessitura che ha bisogno di evitare le variazioni dello spettro solare e di una luce stabile che consenta il raffronto delle sfumature di tinte.” Nel 1862 gli impianti producevano 300 metri cubi di gas illuminanti e già nel 1865 lo stabilimento era illuminato da 300 bruciatori muniti di regolazione. Il gas veniva prodotto con un sistema originale ed economico:” i bagni dei lavatoi saturi di sapone e di olio, decomposti con la calce viva” offrivano “ eccellente materia prima ai forni di gas luce”. Ma già l’anno successivo il sistema a gas cominciò ad essere sostituito, nello stabilimento di Schio, dalla luce elettrica.
Nel 1869 la nascita del primo stabilimento di filatura e tintura di lana pettinata ( lana, le cui fibre, prima della filatura, vengono “pettinate” da un’apposita macchina per liberarle dalle impurità e renderle perfettamente parallele tra loro), organizzato in maniera autonoma per il quale vennero impiegate costosissimi impianti (i più antichi erano quelli di Borgosesia degli Antongini)

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16