Nel Biellese, secondo l’ americano Neil J.Smelser, la storia della famiglia tessile, entro la quale esisteva una rigorosa divisione del lavoro e dei ruoli sociali tra genitori e figli, coincide con quella della disarticolazione di tale unità produttiva, via via intaccata dall’evoluzione tecnologica. Ma in una prima, e non breve, fase, le fabbriche dovettero accettare di reclutare delle intere famiglie di operai piuttosto che di lavoratori singoli. Ciò rivela come le prime manifatture conoscessero non poche difficoltà nell’arruolare la forza lavoro ad esse necessaria, sicché dovettero venire a compromessi. In realtà, alle origini della produzione manifatturiera non vi fu affatto abbondanza di forza lavoro; tanto meno si dettero quelle possibilità di avviare una crescita economica poggiante sulla base di un’offerta illimitata di forza lavoro. Le fabbriche dovettero attingere a bacini locali di forza lavoro, inseriti in contesti rurali, fortemente differenziati e spesso scarsi. Non beneficiarono in modo diretto della crescita demografica che servì soprattutto ad alimentare il mercato del lavoro agricolo e, in seguito, a determinare un incremento della domanda dei manufatti.

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