Il processo di sviluppo industriale in Italia, come afferma R. Romeo “ si svolse a lungo su una base di compromesso con gli elementi semifeudali del vecchio mondo agrario, specie meridionale; e volle dire (…) potenziamento della città a spese della campagna, incremento del nord a spese del sud”. Tuttavia, sebbene l’inferiorità economica del Mezzogiorno si presentasse “ come una condizione storica dello sviluppo industriale del nord ”, si trattava di una condizione temporanea e “ comunque destinata a essere rovesciata dallo stesso sviluppo interno dell’industrialismo settentrionale”
Nel decennio fra il 1849 e il 1859 il Piemonte e la Liguria si distinsero per il dinamismo del loro sviluppo economico nonostante l’industria tessile rimanga, in larga misura, di dimensioni ridotte e di tipo artigianale (la meccanizzazione interessava tra un quarto e un quinto delle imprese). Invece un profondo mutamento si ebbe nell’industria siderurgica e meccanica.
La classe dirigente italiana,anche d fronte alla straordinaria crescita delle potenze industriali europee, era convinta che l’Italia dovesse perseguire uno sviluppo della produzione agricola e delle risorse cosiddette “naturali”; il ruolo dell’industria appariva secondario. Questa visione si fondava sulla sopravvalutazione delle potenzialità dell’agricoltura che invece non riuscì nel complesso a superare la propria arretratezza. La mancata modernizzazione dell’agricoltura, d’altra parte non aveva consentito l’accumulazione di capitale necessario al decollo industriale. In questa condizione di stallo l’economia italiana nel primo ventennio dopo l’unificazione non subì trasformazioni sostanziali. La svolta si ebbe intorno agli anni Settanta e Ottanta per un insieme di fattori. In primo luogo, apparve chiaro che l’agricoltura non poteva svolgere un ruolo trainante per l’economia; in secondo luogo, nella classe dirigente avvenne un cambio di mentalità. La crescita dei flussi commerciali con l’estero aveva finito per creare una sorta di “ adattamento culturale” a rapportarsi con società industriali e per produrre un impulso all’imitazione. Da più parti si incominciava ad affermare la necessità di una istruzione tecnica avanzata.

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