Importanza decisiva, per le sorti dell’apparato produttivo italiano, ha lo sforzo poderoso al quale tutto il paese è sottoposto negli anni della prima guerra mondiale. Nel 1914 l’industria siderurgica e quella meccanica, che coprivano rispettivamente il 5,2% ed il 21,6% dell’intero prodotto dell’industria manifatturiera, beneficiarono della creazione dell’Istituto della Mobilitazione Industriale, nato per determinare gli stabilimenti ausiliari e coordinare le attività, di distribuire commesse, di stipulare contratti, di farsi carico dei trasporti del materiale occorrente alle fabbriche e di fornire le materie prime e il combustibile alle varie industrie in base ai bisogni prioritari
A Torino le prime aziende mobilitate furono la Diatto, la Spa, l’Ansaldi, le industrie metallurgiche e, naturalmente, la Fiat: alla fine del 1916 si contavano in città 207 stabilimenti ausiliari e 58582 operai. Fu proprio questa industria a trarre un particolare vantaggio dallo scoppio della guerra, occupando il terzo posto, per dimensioni di impresa e per capitale sociale, nella graduatoria delle industrie nazionali. La direzione aziendale scelse come linea di condotta di diminuire la produzione di vetture e di aumentare quella di autocarri, di motori per navi, di sottomarini e di aerei: nel 1917 fu creata la SIA (Società Italiana Aviazione), si ebbe l’incorporazione delle Ferriere Piemontesi e delle Industrie Metallurgiche, nel 1918 fu assorbita la Diatto. Alla Fiat vanno anche aggiunte le altre imprese automobilistiche come la Lancia,la Itala,e la Scat che dal 1916 avevano richiamato in città numerosa manodopera proveniente anche da altre regioni
L’Italia usciva dalla guerra vittoriosa con un apparato produttivo duramente provato, in Piemonte, la stessa Fiat, ad esempio, riduceva la produzione di autovetture da 14.835 a 10.320; ad aggravare le condizioni dell’industria si aggiungeva la situazione politica e sociale, dominata da scioperi e agitazioni violentissime, che nel 1919 e 1920 raggiunsero il massimo dell’intensità.

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