Tra la fine del 1922 e l’inizio del 1923 una notevole ripresa si delinea in tutti i settori dell’economia italiana che entra in una fase espansiva che durerà, attraverso la grave crisi determinata nel 1927 dalla rivalutazione della lira, fino al 1929. L’industria pesante (siderurgica e metallurgica) si era venuta riprendendo, come l’industria automobilistica che raggiungeva nel 1926 le 60.500 unità per gli autoveicoli e le 3.600 per i veicoli industriali, ad opera specialmente della Fiat, che nello stesso anno partecipava a quella produzione con oltre 34.000 unità. Caratteristica dell’industria italiana, rispetto a quella di altri paesi, la limitatezza e povertà del mercato interno, che nel 1928 faceva registrare ancora un’automobile ogni 254 abitanti, costringendo a contare in larga misura sull’esportazione, alla quale veniva avviato, nello stesso anno, il 61% della produzione. L’industria cantieristica ( a Genova Sestri Ponente il cantiere Ansaldo, ancora a Sestri, a Livorno, al Muggiano, a Genova-Foce, i cantieri che poi formeranno il gruppo Odero- Terni- Orlando, unitamente a quelli triestini) conobbe anch’essa una poderosa espansione raggiungendo la media mai toccata di 107.000 tonnellate di naviglio varate ogni anno, con un vertice di 250.000 varate nel 1926. La stessa produzione meccanica aveva raggiunto nel 1929 il valore di 8.072 milioni, che formavano il 25%, superando per importanza ogni altro settore dell’industria italiana, dalla industria alimentare alla tessile, alla chimica, alla elettrica e all’edilizia.

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