La fase di crescita industriale fu bruscamente interrotta quando anche l’Italia viene investita dalla “grande crisi” che comportò disoccupazione, contrazione dei consumi, blocco del credito bancario alle imprese. Per fronteggiare tale situazione si moltiplicarono in ogni settore dell’industria le intese miranti alla concentrazione delle imprese , alla vendita unitaria dei prodotti, al coordinamento della produzione, alla ripartizione dei mercati. Si giunse così, con il patrocinio degli organi governativi e della Confederazione generale fascista dell’industria, ad una serie di accordi che coprivano gran parte del mercato e che eliminando gli effetti della concorrenza, costituirono una serie di posizioni monopolistiche. Il 23 gennaio 1933 nasceva, l’Istituto per la Riconversione Industriale (IRI) che si inseriva tra la Banca d’Italia e le banche ordinarie da un lato e le industrie che le stesse avevano finanziato dall’altro. Gli effetti della crisi furono gravissimi anche nel settore automobilistico tanto che quelle società che nel 1928 registravano utili netti per 68 milioni, nel 1933 accusavano perdite nette per 89 milioni. Molte di esse furono travolte, altre abbandonarono l’attività automobilistica, rafforzando la posizione dei maggiori organismi, in primo luogo della Fiat. Ci si orientò allora verso la produzione di vetture di serie a basso costo, colpendo però pesantemente le esportazioni. Ma anche qui la produzione bellica veniva assorbendo una quantità sempre maggiore di energie, come risulta dal progressivo incremento della costruzione di veicoli industriali ; senza contare il quasi totale assorbimento della produzione di altre imprese meccaniche nelle costruzioni aeronautiche o in quelle degli armamenti. Particolarmente grande lo sviluppo dei rami inerenti la fabbricazione di prodotti bellici (azoto, colori, soda, cloro, esplosivi), alla utilizzazione della cellulosa (carta, raion, esplosivi). Nel settore chimico-tessile la Snia Viscosa, legata da un accordo commerciale all’altra grande società del settore chimico-tessile, la Chatillon (gruppo IRI), rafforzava ulteriormente il suo predominio, dopo aver scontato i colpi della crisi, e la produzione di raion passava dalle 38.000 tonnellate del 1933 alle 53.000 del 1939. In questo periodo la produzione è, in gran parte, controllata da pochi gruppi, ognuno dei quali presieduto da un uomo: Agnelli, Pirelli…pochissimi altri dominano letteralmente i vari rami dell’industria.

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